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    Lunedì, 26 Aprile 2021 14:44

    Sistemi produttivi: l’agricoltura biologica

    Dopo aver analizzato il sistema di produzione integrata, approfondiamo l’agricoltura biologica, un metodo agricolo volto a produrre alimenti con sostanze e processi naturali.

    Puntando a una maggiore diversificazione della produzione, l’agricoltura biologica mira a realizzare un equilibrio tra le diverse componenti dell’agroecosistema. In tal senso, ogni anello della catena di produzione dei prodotti biologici viene studiato al fine di poter mantenere e incrementare - ove possibile - la diversità delle piante e degli animali.


    L’obiettivo è quindi tutelare l’ambiente in ogni sua componente, seguendo specifici accorgimenti. Tra questi, l’impiego responsabile di energia e risorse naturali, il mantenimento della biodiversità e della qualità delle acque, il miglioramento della fertilità del suolo.

    A questo si aggiungono le norme europee che impongono agli agricoltori di soddisfare anche le specifiche esigenze comportamentali degli animali. L’Unione Europea, infatti, ha elaborato una serie di regolamenti al fine di fornire una struttura chiara per la produzione di prodotti biologici in tutti i Paesi membri. L’intento è soddisfare la domanda di prodotti biologici affidabili da parte dei consumatori, creando al contempo un mercato equo per produttori, distributori e rivenditori.

    D’altra parte, nel corso del tempo, anche l’agricoltura biologica è stata annoverata tra i sistemi di produzione agricola più discussi, resa spesso oggetto di dibattiti e critiche. Le obiezioni sollevate riguardano in particolare la sua difficile sostenibilità su larga scala e la contraddittorietà ancora irrisolta di alcune pratiche adottate.
    In effetti, attualmente non esiste ancora alcuna evidenza che i sistemi biologici consentano effettivamente di conservare meglio la sostanza organica del terreno. Soprattutto a causa del ricorso alle lavorazioni del suolo per il contenimento delle specie infestanti, operazioni considerate fra le principali cause di degradazione della sostanza organica.

    Inoltre, sebbene in agricoltura biologica sia vietato l’utilizzo di prodotti di sintesi (salvo qualche deroga), vengono comunque utilizzati composti ottenuti da sintesi chimica. Questi, infatti, se considerati analoghi ai composti naturali, possono essere tranquillamente impiegati senza per questo compromettere la certificazione bio. Ragioni per cui, allo stesso modo, è consentito anche l’uso delle plastiche.
    D’altronde, la stessa idea per cui le sostanze naturali non abbiano impatti seri sull’ambiente appare controversa. Basti pensare al rame che, seppur ammesso nella produzione biologica, è da tempo considerato inquinante, al punto che l’UE ne sta riducendo progressivamente l’uso.

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    Tuttavia, nonostante problematiche ancora irrisolte e contraddizioni interne, l’agricoltura biologica continua a trovare consensi. Questo anche grazie al forte supporto pubblico garantito alle aziende dalle politiche di sviluppo rurale che continuano a giocare un ruolo determinante di traino e potenziamento del settore.
    Stando infatti al Bioreport 2017-2018, già da alcuni anni i dati hanno riportato la rilevanza del comparto sul fronte sia della produzione sia del mercato. Dati che, già allora, collocavano l’Italia in sesta posizione nella graduatoria mondiale dei Paesi che producono biologico per superficie investita e per valore del mercato.
    Realtà confermata anche dai dati aggiornati al 2019, secondo i quali l’incidenza della Sau bio italiana a livello europeo - sebbene sia passata dal 13,4% del 2017 al 12,7% del 2018 - gode comunque di un tasso di crescita superiore rispetto agli altri Paesi del continente.
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    Con 81.000 operatori, di cui 70.540 produttori agricoli e 21.000 trasformatori all’attivo, e quasi 2 milioni di ettari di superficie investita, anche il mercato dei prodotti biologici risulta in continua crescita. Nel primo semestre 2020, il valore dei consumi biologici è infatti aumentato del 4,4% rispetto al 2019, raggiungendo i 3,3 miliardi di euro.
    A tal proposito, analizzando la suddivisione della Sau bio nazionale nelle differenti categorie produttive del nostro Paese, è possibile notare una particolare vocazione del comparto al biologico, specialmente negli areali del Sud Italia.
    Secondo i dati Sinab 2019, infatti, l’aggregato ortofrutticolo occupa 302.832 ettari, pari al 15,1% dell’intera Sau bio nazionale e al 5% di quella europea. Nello specifico, la vite occupa la superficie più ampia (109.423 ha), seguita da ortaggi (65.082 ha), frutta a guscio (50.612 ha), frutta (37.074 ha) e agrumi (36.808 ha).

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    Sempre analizzando i dati, inoltre, si può notare come il nostro Paese sia passato al terzo posto dopo Spagna e Francia in termini di incidenza della Sau bio italiana su quella europea. Dati che tuttavia non frenano l’Italia che resta, infatti, il primo Paese produttore ed esportatore per vocazionalità produttiva e capacità del settore manifatturiero di trasformare i prodotti agroalimentari. Fattori che, nel tempo, hanno reso l’agricoltura biologica un vero e proprio comparto a sé stante.

    Comparto che, mirando a ridurre l’impatto ambientale e conservare gli equilibri della natura, trova così sempre più consensi tra produttori e consumatori che dal campo alle tavole decidono quotidianamente di seguirne pratiche, idee e suggerimenti.

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    Ilaria De Marinis
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