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    Lunedì, 06 Settembre 2021 10:33

    Moria del fico: è allarme nelle campagne salentine

    Nel Salento è allarme moria del fico. Con l’agronomo Vincenzo Mello, docente di Fitopatologia ed Entomologia agraria presso l’Istituto Tecnico Agrario di Lecce, approfondiamo cause, sintomi e contenimento del fenomeno che sta colpendo i fichi salentini.

    Preoccupa l’allarme “moria del fico” lanciato da alcuni produttori salentini: il caso adesso è passato al Servizio Patologico della Provincia e all’Università di Foggia, coinvolti dal dottor Mello dopo le analisi da lui condotte per appurare le cause del disseccamento di diversi alberi di fico nel Nord Salento.

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    Tutto ha inizio con la segnalazione da parte di un produttore in agro di Guagnano (Le) allagronomo Vincenzo Mello, titolare di Tecniverde S.r.l., azienda del leccese specializzata in sevizi e commercio di prodotti, macchine e attrezzature per l’agricoltura, l’allevamento e il giardinaggio. 

    Quando è avvenuta la prima segnalazione? 
    Il 23 luglio scorso, la nostra azienda Tecniverde S.r.l. è stata contattata da un produttore per una consulenza fitopatologica su alcuni esemplari di fico di sua proprietà in agro di Guagnano (Le). I sopralluoghi sono stati effettuati il 24 e il 26 luglio, in contrada Volpe-Pigno. I fichi interessati sono tre di circa 50 anni. Di questi uno era del tutto secco, mentre gli altri due presentavano rami con fogliame clorotico o in via di disseccamento (in foto).

    I tronchi presentavano evidenti fori circolari di sfarfallamento di insetti xilofagi, del diametro di circa 5-7 mm. Sotto la corteccia secca si osservavano tracce di vecchie gallerie ripiene di segatura (in foto).

    Sulle porzioni di corteccia ancora vitale erano presenti piccoli fori di areazione, con emissione di rosura fresca. Scortecciando le parti interessate, sono state rinvenute larve di cerambicidi della lunghezza di circa 2,5 cm, di colore biancastro, con sfumature arancio-ocracee al protorace, leggermente più largo rispetto al corpo, rosate nei segmenti successivi e leggermente grigiastre, in trasparenza, negli ultimi 4-5 uriti. La testa, tipicamente infossata nel protorace, e le robuste mandibole sono di colore bruno-rossastro, mentre il labbro superiore, le mascelle e il labbro inferiore sono molto più chiari (si veda foto in basso).

    Il corpo è pressoché cilindrico con evidenti restringimenti tra i metameri e non presenta zampe o pseudozampe, ma solo sporgenze ventrali con funzione ambulacrale (movimento). Su di esso si osservano, allo stereoscopio, corti peli di colore bruno rossastro. Diversi sono i cerambicidi che possono attaccare il fico, ed essendo difficile per il sottoscritto identificare la specie solo dallo studio delle larve, ho pensato di applicare una retina per zanzariera intorno ai tronchi, in modo da poter intrappolare e studiare qualche adulto sfarfallato. Potrebbe essere il cerambice dalle macchie gialle, Psacothea hilaris, ma questa è solo una supposizione. Questo è un coleottero con lunghe antenne bianche e nere e con macchie gialle sulle elitre di colore nerastro, lungo 1,2-2,5 cm. Questo insetto è originario dell’Estremo Oriente ed è stato rinvenuto in Lombardia (Bergamo e Como) negli anni 2006/2008 su fichi in via di disseccamento. Oltre al fico domestico attacca altri Ficus ornamentali e i gelsi. C’è da dire che a poche decine di metri dai fichi infestati vi è un maestoso esemplare di gelso che non presenta alcun sintomo di sofferenza e nessun foro di sfarfallamento né sul tronco, né sulle branche e né sui rami. I dubbi aumentano. Si è pensato anche al Tarlo asiatico nelle due specie molto simili tra loro: Anoplophora chinensis e Anoplophora glabripennis. Anche questa è una supposizione, anche se alquanto improbabile, perché questi cerambicidi sono nettamente più grandi del precedente: gli adulti sono lunghi 2,5-3,5 cm di lunghezza e sono di colore nero con numerose macchie bianche sulle elitre ed effettuano grandi fori di sfarfallamento di 1-2 cm di diametro (quelli osservati sui fichi interessati, come sopra detto, misurano invece 5-7 mm di diametro), e le sue larve, lunghe fino a 5,5 cm, sono chiare con sfumature giallastre. Originari del Giappone sono stati segnalati nel milanese nei primi anni 2000 e stanno facendo strage di molti alberi ornamentali e forestali (aceri, ippocastani, betulle, salici, olmi e pioppi) ma, che io sappia, non di fichi. Tornando agli esemplari in questione, inoltre, su buona parte della superficie della corteccia dei tronchi e delle branche dei medesimi fichi sofferenti sono stati osservati migliaia di piccolissimi fori di scolitidi in piena attività. I fori venivano messi in evidenza da un effetto bagnato intorno ad essi per la fuoriuscita di linfa elaborata da parte della corteccia che risultava ancora molto attiva. Sui singoli fori si osservava un accumulo di rosura fresca dovuta all’attività di scavo delle gallerie da parte degli insetti (in foto).

    Prelevando porzioni di corteccia sono state rinvenute larve e adulti di scolitidi. Questi sono lunghi circa 2 mm, di colore marrone con il pronoto interessato da un fitto disegno in rilievo, formato da puntini coniformi. L’intero corpo è ricoperto da corti peli. Le larve, apode e tipicamente curculionidi, sono biancastre e di 1-2 mm di lunghezza. Potrebbe trattarsi di Hypocryphalus scabricollis, uno scolitide originario dell’Asia centro-orientale dove vive principalmente a spese di Ficus retusa. In Italia è stato segnalato nel 2014 in provincia di Siracusa su alberi di fico gravemente ingialliti e in fase di disseccamento, mentre a Malta era presente da diversi anni prima, sempre su fico domestico. In genere gli scolitidi attaccano le piante sofferenti per diverse cause e probabilmente vi è un collegamento diretto tra attacco del cerambice e lo scolitide. Oltre a questi tre fichi esaminati, il produttore di Guagnano mi ha condotto in diverse altre proprietà dove insistono esemplari sparsi di fichi. Anche qui molti di questi presentavano la stessa sintomatologia e alcuni erano addirittura del tutto secchi. Scavando il colletto delle piante non sono state notate marcescenze con micelio fungino che possano far pensare al marciume radicale da Armillaria mellea o da Rosellinia necatrix. Tanto meno sono stati osservati fori, gallerie o larve del temuto punteruolo nero del fico (Aclees taiwanensis), coleottero curculionide le cui larve sono difatti molto diverse rispetto a quelle di cerambice osservate e descritte in precedenza. 

    Percorrendo le stradine di campagna, sempre in agro di Guagnano, abbiamo notato sui cigli stradali diversi altri fichi sofferenti o secchi. Inoltre, sono stati riscontrati dal sottoscritto, in agro di Salice salentino (foto 7-8) e di Carmiano (foto 9-10), diversi altri fichi adulti secchi o in via di disseccamento, con sintomatologia uguale a quelli di Guagnano.

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    Il 12 agosto u.s., per catturare eventuali adulti sfarfallati, ho avvolto il tronco di un fico morente, da cui sono state prelevate diverse larve, da una rete per zanzariere. Questa ha interessato circa 1,2 m di fusto e, alle due estremità, per garantire la chiusura ed evitare la fuga di eventuali insetti, sono state usate fasce di fibra sintetica, serrando il tutto con filo di ferro plastificato (in foto).
    L’ispezione avviene giornalmente con la speranza di trovare e prelevare qualche adulto intrappolato per poter risalire alla specie responsabile. Ciò è importante per poter formulare un corretto programma di difesa integrata dei nostri fichi.
    Il 23 agosto u. s. sono stato contattato da un altro produttore il quale mi ha riferito che sono morti alcuni fichi di sua proprietà, in agro di Trepuzzi, contrada Mazzapinta, con una sintomatologia molto simile a quella da me descritta dei fichi di Guagnano. Il giorno dopo mi ha inviato diverse foto: di un fico di circa 70 anni, disseccato nel giro di pochi mesi; di piante infestate e molto sofferenti; di una larva; di alcuni insetti catturati sotto la corteccia infestata (in foto).
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    Quest’ultima foto non è molto nitida e risulta difficile la determinazione del parassita. Si tratta tuttavia sempre di un coleottero cerambide, lungo circa 2 cm, di colore bruno-grigiastro, con zampe e antenne bruno-rossastre e con assenza di disegni particolari sul corpo. Volendo azzardare un’ipotesi, sembrerebbe un Trichoferus sp.. Potrebbe essere il Trichoferus griseus come pure il T. campestris, ma non ci metto la mano sul fuoco. Purtroppo il produttore, dopo averlo fotografato, ha ucciso e buttato via l’insetto. Successivamente ho fatto un sopralluogo nella sua proprietà alla ricerca di qualche larva o adulto, ma senza successo. Ho notato però che i fori di sfarfallamento, in questo caso, sono leggermente più piccoli rispetto a quelli osservati sui fichi di Guagnano. Si potrebbe trattare di due specie di cerambicidi diverse. Tutto ciò è molto preoccupante ed è stato segnalato fin dai primi giorni al Servizio Fitopatologico Provinciale, con l’invio di tutta la documentazione fotografica, per approfondire lo studio da parte degli organi competenti. Ad oggi sono stati effettuati più sopralluoghi da parte del dirigente dell’Ente, con prelievo di materiale utile all’identificazione dell’insetto.

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    Dal punto di vista della diffusione, come si presenta la situazione al Sud?

    Ad oggi, personalmente, non ho ricevuto altre segnalazioni di moria di fichi in Puglia. Percorrendo le altre campagne salentine, si osserva solo sporadicamente qualche fico adulto disseccato, magari per altre cause ancora.

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    Sulla base anche dei cambiamenti climatici in atto, a suo avviso, la malattia ha registrato una evoluzione nel corso degli anni?

    Il produttore che mi ha contattato e alcuni agricoltori di Guagnano intervistati mi hanno riferito che i primi disseccamenti dei fichi li hanno osservati circa tre anni fa (in foto). Non so dire se l’aumento della popolazione di questi insetti può essere messo in relazione con i cambiamenti climatici che si stanno verificando. Potrebbero essere insetti alieni di nuova introduzione o insetti esistenti in loco da decenni e per motivi da ricercare hanno fatto registrare un incremento significativo della loro popolazione.

    Come si può intervenire? Ci sono accorgimenti che i produttori possono adottare?
    Prima bisogna identificare esattamente la specie o, più probabilmente, le specie infestanti, studiare bene il loro ciclo biologico, le loro abitudini, se attaccano altre piante oltre al fico e poi si può approntare una specifica strategia di lotta integrata. Evitiamo comunque inutili allarmismi in quanto contro gli insetti abbiamo molte più armi a disposizione rispetto alle batteriosi sistemiche (Xylella fastidiosa) e le virosi che sono di difficile cura.
    In ogni caso, al momento si consiglia di:
    a) evitare nel modo più assoluto le potature drastiche che, indebolendo la pianta, la predispongono agli attacchi di molti parassiti (branche e rami non debbono mai subire le scottature da parte del sole estivo e i tagli di potatura debbono interessare rami di massimo 6-7 cm di diametro, per evitare la carie del legno);
    b) di tanto in tanto, ispezionare accuratamente il colletto, il tronco e le branche dei fichi per scoprire eventuali fori di aerazione con emissione di rosura bruno-ocracea dovuta all’attacco di insetti xilofagi;
    c) segnalare tempestivamente la moria delle piante al Servizio Fitopatologico della provincia interessata;
    d) abbattere e distruggere col fuoco le piante disseccate o in via di disseccamento;
    e) seguire le indicazioni che gli organi competenti daranno non appena verrà identificato il parassita.

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    Ilaria De Marinis
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